Secondo i nostri piani saremmo dovuti rimanere a Singapore solo tre giorni, ma le cose cambiano. Appena arrivati qui, le nostre già poche certezze sono state messe in dubbio dal virus gastrointestinale che Teo si è portato qui da Aragona. I sintomi sono iniziati il 9 gennaio, con vomito e inappetenza. ma noi abbiamo rispettato lo stesso le date dei nostri voli. Tutto è andato come previsto, incluso l'arrivo puntuale a casa di Aki, in una palazzina altissima che insieme ad altre circonda una grande piscina condominiale, il tutto intervallato da giardini tropicali e fontane rilassanti di forme sferiche. Abbiamo deciso di rimanere in questa città fino a vedere Teo recuperato dalla gastroenterite. Passiamo tre giorni da Aki, vivendo il suo quartiere popolare-residenziale (Boon Keng), immergendoci nella cucina cinese, nei suoi centri commerciali all'aperto e prendendoci cura di Teo, inclusa visita medica. Nei seguenti tre giorni stiamo all'hotel Grand C, nel quartiere di Little India. Proprio accanto alla porta dell'hotel c'è uno di questi "food court", con vari ristoranti di strada attorno a un piazzale con tavoli e sedie. Spesso mi sento in Cina, e ovviamente mi sento anche in India, e comunque mi sento in Asia, e Singapore - colorito mix asiatico con tanta architettura contemporanea e concerti gratis nei week end - mi sembra un ottimo luogo da dove iniziare ad assaporare questo continente. Teo sta meglio: il 20 gennaio voliamo a Phuket (Thailandia), rinviando l'Indonesia a un altro momento. Di Phuket, già "riminesca" di suo, scegliamo - un po' in fretta e furia - Patong, che si rivela il luogo meno adatto a noi. Le sue affollatissime strade mi ricordano Sodoma e Gomorra. "Sin city" la definisce la guida turistica, ma noi lo abbiamo letto troppo tardi. Cioè musica tecno dappertutto, prostitute in cerca di qualcuno e viceversa, spettacoli di lap dance in vetrina, venditori e venditrici di giochini psichedelici con sguardi spaventosi, non so se per le troppe ore di lavoro o altro, vecchiette venditrici di corone di gelsomino, ragazzi che portano in giro minuscole scimmie per fotografarle con i turisti, alcol portato in giro con secchi e cannucce. Tutto ciò che vedo mi fa tristezza. Mi fa tristezza il mondo povero che serve, vizia, stravizia e sfrutta il mondo ricco, e mi fa tristezza che tutto questo per alcuni sia il massimo della vita. Patong mi fa tristezza e ne scappiamo subito. Un'ora e quarantacinque minuti in barca per arrivare a Ko Phi Phi, altra isola turistica dove aspettare che Teo si rimetta del tutto e che prenda peso, prima di affrontare itinerari di più genuina cultura asiatica. Ko Phi Phi: paesaggisticamente bella e dal turismo tranquillo ma abbondante.






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